Rubrica

Rubrica inerente alla circumvesuviana

  • pratola-ponte - stazione circumvesuviana

    La rinascita di Pratola Ponte

    La rinascita di Pratola Ponte – una stazione del comune di Pomigliano Fare di una stazione un luogo di riappropriazione dello spazio pubblico, portando la periferia al centro delle attenzioni. Pratola Ponte, a Pomigliano d’Arco, è un esempio mirabile di come la rinascita delle nostre città parta in primo luogo dal basso, tramite l’impegno civico di cittadini che non si arrendono all’ abbandono e al degrado urbano. Ma andiamo con ordine. Fino ad un anno fa, Pratola Ponte era il classico modello di stazione impresenziata, terra di nessuno in cui prendere la Circumvesuviana poteva essere molto rischioso. Anzi, lo era, visto il picco di rapine raggiunto: ben diciassette in soli quaranta giorni, anche a causa della conformazione della struttura – stazione periferica, poco frequentata, binari sopraelevati, stazione impresenziata al di sotto, piazzale antistante abbandonato e tanti nascondigli che si prestavano ad agguati. Un incubo. A questo punto entra in scena Mauro Panico, di professione avvocato civilista di Pomigliano d’Arco ma in primis cittadino attento al sociale e con un percorso formativo che lo ha avvicinato al problema della sicurezza urbana. Sotto la sua iniziativa si stabilisce un comitato di zona per reagire a quello stato di degrado e per fare pressioni sia sulle forze dell’ordine locali, sia su EAV. In entrambi i casi, la risposta è positiva: da un lato, i Carabinieri arrivano all’arresto di cinque persone nell’ambito delle indagini sulle rapine in zona stazione, oltre ad una maggiore presenza in zona; dall’altro, l’EAV risponde con un rifacimento dell’impianto di sorveglianza – danneggiato in precedenza dai vandali – e indicendo un bando di gara per l’affidamento della biglietteria e del campo di basket adiacente ad uso gratuito. La gara viene vinta da una società la quale, in sinergia con l’Avv. Panico, avviano un percorso di rinascita della stazione: pulizia, presenza continua, videosorveglianza, bar, calciobalilla, campo da basket (anche per i diversamente abili), rastrelliera per biciclette e tante iniziative aggreganti.  Come la ciclo-pedalata del Primo maggio, sotto il patrocino del comune di Pomigliano, che ha unito il verde di Pratola Ponte a quello del vicino Parco delle Acque; o come il recentissimo primo torneo di calciobalilla, che ha unito persone di tutte le età e ha ricreato in stazione un tifo da stadio per le partite più avvincenti (purtroppo chi scrive ha perso malamente ma sta aspettando il prossimo torneo per una rivincita, n.d.r.) Abbiamo parlato di verde non a caso: Pratola Ponte è anche una stazione green, con numerosi progetti innovativi volti a realizzare con i fatti una mobilità urbana sostenibile, una Station Express Green. In tal senso, è doveroso citare l’iniziativa di Cicli Santino, che ha messo a disposizione dell’utenza – gratuitamente e con previo deposito del documento d’identità – una bicicletta con la quale poter raggiungere il centro senza automobile, con la possibilità di ampliare il servizio in futuro. E come non citare l’iniziativa del Gestore, il sig. Raffaele, il quale, oltre a garantire con solerzia la pulizia e la sorveglianza della zona, ha realizzato un vero e proprio orto urbano che corre intorno alla stazione e in cui si coltiva di tutto, dai pomodori alle fragole. Come è facile constatare andando lì, sul posto, Pratola Ponte non è un’opera fine a se stessa, ma un vero centro di aggregazione sociale, vivo, pulsante, vissuto quotidianamente, dove persone di tutte le età si riuniscono per un calciobalilla, per due tiri di basket o per quattro chiacchiere al sole. Un ringraziamento va ai Carabinieri ed alla Polizia Locale. In completa tranquillità e sicurezza.

  • Stazione della circumvesuviana di san giorgio

    I cavalli russi – Cavalli di Bronzo

    San Giorgio Cavalli di Bronzo Più periferica rispetto alla stazione principale di San Giorgio a Creamano, la stazione di Cavalli di Bronzo è molto utile per chi volesse raggiungere in breve tempo e senza contribuire alla congestione cittadina la famosa Villa Bruno, una delle più importanti ville vesuviane del Miglio d’Oro ed ora anche Palazzo della Cultura Vesuviana, di cui abbiamo parlato in precedenza nel nostro articolo su San Giorgio a Cremano. Ma quali sono i cavalli di bronzo ai quali si riferisce? I cavalli di bronzo della stazione fanno riferimento alle due enormi statue equestri poste ai lati della cancellata dei giardini di Palazzo Reale. In realtà, il loro nome dovrebbe essere “Cavalli Russi”, in quanto donati dallo zar Nicola I a Ferdinando II di Borbone nel 1846 quali segno di amicizia e gratitudine per l’ospitalità ricevuta nel suo soggiorno in Sicilia e a Napoli di qualche mese prima. Spero perdonerete la piccola digressione storica, ma questo aneddoto è estremamente interessante perché ci permette di addentrarci in un periodo storico in cui Napoli e il relativo Regno delle Due Sicilie occupavano ancora un ruolo centrale nello scacchiere mediterraneo, in contrasto con la marginalità odierna. Il soggiorno della coppia reale russa, dunque, rafforzò l’amicizia tra i due regni e inaugurò un periodo di grandi e significativi scambi sia commerciali che culturali, di cui quei cavalli ne rappresentavano un mirabile ponte allegorico che avrebbe unito Napoli e San Pietroburgo per i secoli a venire e che resiste ancora oggi, dato che sul ponte Anickov, sul fiume Neva, è ancora possibile ammirare due statue equestri identiche a quelle napoletane. C’è da dire che i rapporti tra i due Stati risalivano già al 1777, ma intorno alla metà del XIX secolo diventano più fitti, in corrispondenza con la secolare ambizione russa di uno sbocco sicuro nei mari caldi del Mediterrano. L’eco di quel soggiorno, infatti, non si esaurì semplicemente in quei cavalli, ma si propagò in molteplici direzioni, alcune del tutto inaspettate: per esempio, dopo aver visitato il Real Opificio di Pietrarsa –  che, ricordiamo, fu il primo stabilimento ferroviario in Italia a produrre locomotive e materiale rotabile –  il sovrano russo volle prendere proprio la fabbrica porticese quale modello per il suo complesso ferroviario di Kronštadt. Oppure, basti pensare alle trasposizioni dei principali successi del San Carlo nei migliori teatri russi, e in generale all’influenza della cultura napoletana sul mondo letterario e artistico russo: le tele di Scedrin, Brjullov ed Orlov riuscivano a portare in Russia lo spirito e le atmosfera delle strade napoletane dell’epoca, affascinando il popolo russo: si dice che lo stesso Gogol amasse la confusione napoletana e il buon cibo, tanto che al suo ritorno in patria cucinasse per i propri ospiti gli spaghetti al dente, mentre Lenin venne in vacanza a Capri nel 1908. A proposito del buon cibo: che dire dell’importazione a Napoli del baccalà del Baltico (che Natale sarebbe senza baccalà?) e del grano duro, grazie al quale fu possibile creare quel meraviglioso tripudio di sapori che è la pastiera, l’unica cosa capace di far sorridere Maria Teresa d’Austria, “la regina che non sorrideva mai”? Addirittura, anche una delle più famose canzoni napoletane di sempre, ‘O sole mio, nacque in Russia, o meglio grazie ad un’alba sul Mar Nero, ad Odessa, che ispirò la struggente melodia di Eduardo Di Capua. I legami tra Napoli e San Pietroburgo, del resto, non furono soltanto limitati alla sfera artistico-culturale e a specifiche produzioni, ma investirono anche una dimensione politica dalle conseguenze internazionali rilevanti per la sorte dei due Stati. La guerra di Crimea che si sarebbe combattuta di lì a poco, infatti, e che vide contrapposte la Russia da un lato e una coalizione tra l’Impero ottomano, Francia, Regno Unito e Regno di Sardegna dall’altro, non vide la partecipazione del Regno delle Due Sicilie, in linea con gli antichissimi rapporti di collaborazione tra i due Regni.  Anzi, Napoli esercitò una benevole neutralità a favore di San Pietroburgo, offrendole sia i propri porti nel Mediterraneo per l’assistenza alla flotta sia di continuare i flussi commerciali nonostante l’embargo imposto dalla coalizione. Purtroppo, se la Russia ne uscì sconfitta, vedendo ridursi il proprio peso in Europa con la cessione di importanti territori di rilevanza strategica, parimenti la condotta duosiciliana non venne digerita dalla corona inglese, contribuendo fortemente (insieme all’obiettivo di eliminare un pericoloso concorrente commerciale nel Mediterraneo) alla decisione inglese di partecipare attivamente alla caduta dei Borbone tramite l’invasione dei Mille di Garibaldi. Riavvolgendo il nastro, quindi, è stupefacente come una piccola stazione possa racchiudere una tale eredità e diventare una finestra sul nostro passato: siamo circondati di Storia e storie da scoprire, basta solo avere la curiosità di indagare e cercare risposte.

  • solombraart tatuatore

    Piercer a Sorrento – intervista

    Per il nostro classico appuntamento con l’angolo delle interviste al mondo circumvesuviana, è con noi quest’oggi Antonio S., 26 anni, piercer di professione. Ciao Antonio! Raccontaci del tuo rapporto con la Circumvesuviana: la usi spesso? A: Ciao a tutti! Certo, la uso molto spesso per motivi lavorativi ma, in generale, sono un felice passeggero fin dalla giovanissima età. Poi, ovviamente, con l’università e il lavoro gli appuntamenti con la Vesuviana sono diventati sempre più frequenti…fino all’innamoramento! Da assiduo utilizzatore quale sei, un giudizio in generale sulla Circumvesuviana? A: Indubbiamente ci sono tanti contro: numero ridotto di corse, che poi vengono soppresse spesso e volentieri, treni in ritardo o allagati in inverno, scarsa pulizia, ecc. Però, a mio parere, resta un grande mezzo di collegamento perché è l’unico che riesce a collegare tutto l’entroterra vesuviano. E poi perché è come un grande salotto, molte persone che non vedi da anni le incontri lì dentro quando meno te lo aspetti. E non si sa mai, magari potrebbe scattare qualche colpo di fulmine. Dunque, credi nei colpi di fulmine nei treni? Che poi è il motivo per cui è nato Spotted Vesuviana. A: Credo nel colpo di fulmine in generale, anche se non avevo mai sentito di gente incontratasi per caso nel treno e poi innamoratasi, almeno fino a quando non mi è successo personalmente. Eh sì, l’amore della mia vita l’ho conosciuto proprio in Circumvesuviana, proprio io che di solito non parlo con nessuno perché mi isolo con la musica… e un caro saluto a tutti. Quella sera, invece, di ritorno dall’Accademia, ci fu un mix perfetto di combinazioni: quella sera avevo voglia di parlare e allo stesso tempo salì una ragazza che conoscevo appena di vista grazie a dei suoi lavori. Così mi presentai, abbiamo cominciato a frequentarci e poi…e poi ci siamo innamorati e me la voglio sposare! Antonio, grazie per aver condiviso con noi la tua bellissima storia, a testimonianza che i colpi di fulmine esistono e possono avvenire quando meno te lo aspetti! Non dimenticare di invitarci al matrimonio! Antonio si trova a Sorrento corso Italia 319B il nome è Vae Vinktis Tattoo Studio. Instragram

  • Fotografia alessio cascone - intervista spotted vesuviana

    Alessio Cascone – intervista

    Anche oggi un altro artista ai nostri microfoni virtuali, Alessio Cascone, chitarrista. Ciao Alessio, innanzitutto complimenti per la tua bravura con la chitarra! Abbiamo ascoltato qualche tuo pezzo e il sound è notevole! Ma veniamo a noi: usi spesso la Circumvesuviana? Che linea usi di solito? A: Ciao a tutti e grazie mille per i complimenti! Si, uso spesso la Vesuviana, almeno cinque volte a settimana e prevalentemente la linea Napoli–Sorrento, tranne qualche eccezione in cui mi rifugio nel “Poggiomarino” e fare dei cambi. Da quanto tempo conosci Spotted: Vesuviana? Hai mai “spottato” o ti è mai capitato un colpo di fulmine in Circumvesuviana? A: Conosco Spotted Vesuviana da almeno un anno ma non mi è mai capitato di “spottare” … e no, nessun colpo di fulmine. Episodi divertenti durante i tuoi viaggi in Circumvesuviana? A: Si, in particolare uno che risale all’epoca in cui c’erano molti più direttissimi e quindi alcune fermate non venivano effettuate. Dovevo andare a Moregine con degli amici, quindi ci serviva un diretto, ma uno di questi, per raggiungerci, prese a sua insaputa due direttissimi, e così lo abbiamo visto due volte fare avanti e indietro dalla stazione, facendoci piegare dal ridere. Come giudichi il servizio della Circumvesuviana? Cosa faresti per migliorarla? A: Purtroppo il servizio è veramente di basso livello, dal numero delle corse allo stato dei treni, passando per la diffusa inciviltà dei suoi utenti. Gli aspetti su cui intervenire sono tanti, ma credo che, innanzitutto, bisognerebbe impedire il viaggio a chi non fa il biglietto, nel senso di rendere fisicamente inaccessibili le banchine a chi ne è sprovvisto. Sembra banale e scontato, ma non molte stazioni sono sprovviste di tornelli o controlli. Con controlli efficaci si ridurrebbe il numero di utenti e si incrementerebbero quelle entrate necessarie a finanziare la crescita del servizio. Per finire, due battute sul tema della sicurezza in Circumvesuviana. A: Questo aspetto si ricollega ovviamente alla scarsa qualità del servizio che viene erogato. Personalmente non mi è mai capitato nulla di spiacevole, ma di rapine e/o intimidazioni ne ho viste parecchie. Soprattutto in alcuni orari, siamo abbandonati a noi stessi, ci vorrebbe un addetto alla sicurezza fisicamente presente sul treno.

  • Fotografia velato - intervista spotted vesuviana

    Intervista a Velato

    Intervista a Velato per Spotted Vesuviana Siamo oggi in compagnia di VELATO, giovane artista napoletano e affezionato utente della nostra cara vecchia Vesuviana, con il quale ci siamo intrattenuti in una interessantissima chiacchierata. Allora Velato, rompiamo subito il ghiaccio con una domanda facile: conosci la Circumvesuviana? V: Ciao! Si, ovviamente la conosco e la uso tantissimo! La prendo così spesso che ormai è diventata parte della mia famiglia, come il Vesuvio! Ti piace viaggiare? Che linea usi di solito? V: Adoro viaggiare in Circumvesuviana e, ci tengo a sottolinearlo, sempre con biglietto fatto e obliterato. Solitamente uso tre linee, ma quella che preferisco in assoluto è quella di Torre Annunzia: vedo il mare e mi ci perdo! Dalla regia ci suggeriscono che sei un cantante: allora, durante i viaggi hai mai avuto un’ispirazione per una canzone? V: Si ad entrambe le domande: sono un cantante e viaggio ed ispirazione vanno a braccetto. Ciò che vedo, le storie che ascolto, i personaggi che incontro… tutto questo contribuisce a dare forma alle idee che ho in testa. La tua stazione preferita? V: Quella di Barra con i murales. A proposito, è un vero peccato che si stiano rovinando. Un giorno spero di vederne uno fatto per me! Quindi sei favorevole alle stazioni con i murales? Non so se ne sei a conoscenza, ma EAV sta riqualificando le varie stazioni proprio con questa variegata forma di arte urbana. V: Assolutamente! Anzi, andrebbe fatto in ogni stazione per creare un percorso artistico unico tra immagini e paesaggio naturale. Tuttavia, a malincuore noto che tutto è lasciato al disagio e al degrado, e mi si stringe il cuore a vedere zone completamente abbandonate. Cosa si potrebbe fare per migliorare la situazione dei ritardi e dei vari disagi in cui troppo spesso incappiamo? V: Aprire le porte a giovani competenti e aumentando la sicurezza di tutti gli aspetti critici. Bisognerebbe rilanciarsi, rinnovarsi. Le potenzialità non mancano ma bisogna iniziare al più presto. Vi consigliamo di ascoltarlo su Spotify open.spotify.com/artist/72c790ayNQcM50rYgQDVLg?si=LpDQq9e6R4GSlfxtBUQJwQ

  • Sicurezza in Circumvesuviana

    Sicurezza in circumvesuviana – opinione di una pendolare Parlavo con un amica sul tema sicurezza in Circumvesuviana ma anche in generale, io ero dell’opinione che solo l’ente di trasporto non può controllare 200 stazioni e non so quanti treni. Questo è un riassunto, vorrei conoscere anche l’opinione di spottedvesuviana e di chi segue. “Sarà complicato quanto vuoi ma certe situazioni non sono nate in una nottata, esistono da decenni ormai e un pendolare non può prendere il treno tutti i giorni, anche più volte al giorno, avendo paura che possa succedere qualcosa. Io come altri miei compagni abbiamo paura di portare il pc all’università tanto che chi può fa di tutto per prendere l’auto quando abbiamo bisogno di portare il pc. So di una ragazza che è stata accerchiata da ragazzini che la spingevano e a quanto so sono volati anche un paio di schiaffi… Un’altra mia amica invece di mattina quando il treno è affollato è stata più volte palpata. Quando poi quel treno è l’unico mezzo di trasporto che passa nel tuo comune o nella tua città è ancora più triste la situazione. Per non parlare poi delle stazioni, ci sono alcune stazione che non sono neppure illuminate e quando è buio neppure le vedi… I problemi della vesuviana non sono i graffiti sui treni o nelle stazioni e non vanno risolti con una pennellata nuova. A mio parere stazioni e treni sono pericolosi allo stesso modo. Forse una soluzione sarebbe inserire delle guardie nei treni che nel momento in cui vedono una persona che commette un qualsiasi atto di violenza dovrebbero quantomeno poterlo allontanare subito evitando danni.”

  • Treno circumvesuviana

    La vesuviana su una tela

    La vesuviana su una tela di Emilia Bianco la Circumvesuviana, per gli amici solo “Vesuviana”: un serpente di freddo metallo come tanti grazie al quale il popolo napoletano, pendolari e turisti, al netto dei tagli di bilancio, può connettersi con il suo cuore e scoprire le bellezze dei propri luoghi. Direte: è solo un treno. No, mai stati così lontani dalla verità. Questa è la rappresentazione della Circumvesuviana di Napoli di Emilia Bianco .

  • zia flavia

    Zia Flavia foodnboobs – intervista

    Intervista a Zia Flavia foodnboobs Altro ospite in arrivo: a parlarci di Vesuviana è con noi Flavia di Zia Flavia Foodn’Boobs, incantevole foodblogger napoletana (ma ora trasferita a Milano) attivissima su Instagram con un blog personale da oltre trenta (si, avete letto bene, TRENTA) mila follower! Ciao Flavia, grazie per essere qui con noi! Ora vivi a Milano ma sei originaria di Pollena Trocchia. Prendevi spesso la Vesuviana? Ricordi qualche episodio in particolare? F: Ciao a tutti! Si, all’epoca la prendevo spesso perché era praticamente l’unico mezzo che, più o meno decentemente, collegava Pollena Trocchia con Napoli e gli altri comuni limitrofi. In generale, ricordo come se fosse ieri il nervosismo e la frustrazione di quando saltavano le corse, oppure i ritardi perenni: un disastro! Episodi memorabili tantissimi, ricordo che una volta stavo andando a Sorrento con una mia cara amica ma il viaggio non fu dei migliori: da un lato, eravamo schiacciati come sardine; dall’altro, eravamo pressati da una signora con un fantastico alito alla cipolla che, per giunta, non la smetteva un attimo di parlare! La mia amica stava malissimo e io piangevo dalle risate! Poi però quando la signora scese, festeggiammo la liberazione! Quindi il tuo giudizio sulla Vesuviana non sarà molto lusinghiero. F: In effetti no, anzi a dirla tutta la Vesuviana (ma in generale tutti i sistemi di trasporto) è una delle pochissime cose che rendono Napoli peggiore rispetto a Milano. Ma sia chiaro: potendo scegliere, vivrei sempre a Napoli, Vesuviana compresa! C’è qualcosa di positivo nella nostra Vesuviana, secondo te? F: Sicuramente il suo obiettivo di fondo: nonostante tutte le difficoltà, riesce a unire persone, città e posti lontani tra loro rendendoli parte di un unico grande tour. E poi, ovviamente, i luoghi che attraversa. Parlando di luoghi, quale tra quelli raggiungibili con la Vesuviana ti affascina di più? Quale posto consiglieresti ai turisti? F: Sinceramente, non saprei scegliere un posto in particolare: Napoli è bella tutta, e ai turisti consiglio di esplorarla, girarla in lungo e in largo, di viverla interamente. E, soprattutto, senza pregiudizi. Nel mio piccolo, cerco sempre di trasmettere un’immagine positiva di Napoli e delle zone vesuviane, ricche di cultura, ottimo cibo e tante meraviglie. Anzi, appena potrò voglio tornare a vivere a Napoli, anche perché vorrei aprirvi un ristorante! Spotted Vesuviana nasce come una bacheca per i colpi di fulmine: ti è mai capitato di averne uno in Vesuviana? F: Colpi di fulmine mai, più che altro perché non sono una da colpo di fulmine. Ho bisogno almeno di scambiare qualche parola, mi piacciono gli uomini con il senso dell’umorismo! Un saluto ai fan di Spotted? F: Ciao a tutti i fan di Spotted! E ricordate, la Vesuviana è una palestra di vita: se riuscite a “posteggiare” in quelle condizioni, potete tutto! Vi abbraccio forte, anche più della folla del vagone centrale! Ecco i social di Zia Flavia: instagram – facebook

  • Treno circumvesuviana

    La voce dei passeggeri – Intervista indialogo

    DI MARIANO MESSINESE Relazione complicata, proprio come su Facebook. È così che i ragazzi descriverebbero la loro storia con la Vesuviana. Da un lato i disagi, le scomodità, i treni soppressi, dall’altro però anche l’affetto per un mezzo di trasporto insostituibile, una piazza in movimento in cui si incontrano persone, idee e esperienze. Circa 5 anni fa è nata «Spotted Vesuviana», sull’onda delle altre pagine social in cui gli studenti lasciavano messaggi in forma anonima per conquistare labella o il bello di turno. Oggi Spotted Vesuviana è la sala d’attesa di una stazione virtuale in cui gli utenti si scambiano informazioni su ritardi, si lamentano dei disservizi e raccontano qualche aneddoto sui personaggi sopra le righe che hanno incrociato sul vagone. A moderare e gestire questa community di oltre 15000 followers, tra Instagram e Facebook, c’è l’admin e fondatore Paolo Pipicelli, aiutato da altri collaboratori. Paolo Pipicelli, ma se la Vesuviana fosse stato un treno giapponese, puntuale e confortevole, sarebbe mai nata questa pagina?Io dico di sì perché anche i giapponesi sono pendolari. Anche loro hanno i tormentoni. Magari non saranno i «Fate spazio nei corridoi» o «c’è il controllore» come sulla Vesuviana. Ma anche loro si incontrano, scambiano chiacchiere e si innamorano sul treno, come è capitato a me. I passeggeri sono la vostra fonte principale per aneddoti e sfoghi. Qual è la cosa più assurda che vi hanno raccontato?Senza dubbio quella del cane randagio: è salito alla stazione di Moregine, si è seduto ed è sceso a Via Nocera. Qualcuno ha scritto che era comunque più educato di certi passeggeri. Spesso sulla vostra pagina avete denunciato le carenze del trasporto e le reazioni scorbutiche del personale. L’Ente autonomo Volturno (Eav) si è lamentata con voi?In realtà mai. Io cerco sempre di moderare il linguaggio e mi rendoconto che anche il personale è un po’ frustrato da questa situazione incui i treni vengono soppressi o accumulano ritardi consistenti. Una volta abbiamo postato una foto in cui c’era una siringa sulle scale di una stazione. In quel caso è intervenuto lo stesso presidente dell’Eav con un commento per segnalare l’avvenuta rimozione. Utilizzate la vostra pagina per informare. Come mai? Non ci sono già le app dell’Eav?Sì, c’è Go Eav, ma il real time dell’app non è mai veritiero. Niente può essere più live di un testimone oculare. Oltre alla pagina abbiamo un gruppo telegram, qui gli utenti segnalano in tempo reale ritardi e soppressioni. L’obiettivo è aiutare il prossimo. Più aumentano i membri e più aumentano le informazioni. Ci affidiamo a Telegram perché tutela meglio la privacy, dal momento che non compare il numero di telefono dell’utente, ma solo il suo nick. Oltre alle segnalazioni, avete mai provato a dare suggerimenti all’Eav?Certo, in particolare abbiamo raccolto le richieste dei passeggeriche chiedevano più controlli sui biglietti, treni nuovi più frequenti e conducenti più tranquilli, nel senso che dovrebbero evitare frenate brusche quando sono alla guida delle locomotive più moderne. Ma accanto a queste critiche alla società,gli utenti si lamentano degli altri passeggeri e della loro maleducazione, soprattutto ai tornelli per eludere il controllo biglietti. Per quanto riguarda i biglietti, avete interrogato la vostra community?Abbiamo proposto un sondaggio su questo tema. La domanda era «Perché i passeggeri non acquistano il biglietto?». Le alternative erano il costo del biglietto, l’assenza di controlli e la maleducazione della gente. La risposta più votata è stata proprio quest’ultima. Intervista realizzata da InDialogo https://www.diocesinola.it/comunicazioni-sociali/indialogo

  • Emilia Bianco – Artista “vesuviana”

    Biografia di Emilia Bianco Emilia Bianco nasce il 16 Agosto 1991 a Pompei.Mossa fin da piccola dalla passione per il disegno e la pittura, espone i suoi primi lavori a soli dodici anni.Frequenta l’istituto d’arte F. Grandi di Sorrento specializzandosi in scultura, disegno, intarsio, falegnameria e restauro. Nel corso della sua adolescenza partecipa a varie mostre nella sua città natale e in penisola sorrentina. Subito dopo il diploma per un anno tiene delle lezioni di arte e immagine al primo circolo didattico di Pompei. Nel 2012 si iscrive in accademia delle belle arti di Napoli frequentando il corso di pittura. Nel 2014 scrive e dirige performance artistiche e partecipa ad un performance nel museo C.A.M. di arte contemporanea. Nel 2017 partecipa al T.A.C.T. festival di Trieste presentando con una personale il progetto: ”o’ munn è comm’ to miett’ ngap”’. Nel settembre 2018 espone i suoi lavori nell’area culturale della mostra d’oltremare durante il festival NAPOLI INCONTRA IL MONDO. fonte: http://www.barcapri.it/?content=436 La vesuviana su una tela Emilia Bianco questa volta si è superata realizzando un vero e proprio capolavoro. Molto affezionata alla Circumvesuviana ed alla stazione di Pompei della linea Sorrento o Poggiomarino con questa sua tela ci ha davvero emozionati.