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San Giorgio Cavalli di Bronzo

Più periferica rispetto alla stazione principale di San Giorgio a Creamano, la stazione di Cavalli di Bronzo è molto utile per chi volesse raggiungere in breve tempo e senza contribuire alla congestione cittadina la famosa Villa Bruno, una delle più importanti ville vesuviane del Miglio d’Oro ed ora anche Palazzo della Cultura Vesuviana, di cui abbiamo parlato in precedenza nel nostro articolo su San Giorgio a Cremano.

Ma quali sono i cavalli di bronzo ai quali si riferisce?

I cavalli di bronzo della stazione fanno riferimento alle due enormi statue equestri poste ai lati della cancellata dei giardini di Palazzo Reale. In realtà, il loro nome dovrebbe essere “Cavalli Russi”, in quanto donati dallo zar Nicola I a Ferdinando II di Borbone nel 1846 quali segno di amicizia e gratitudine per l’ospitalità ricevuta nel suo soggiorno in Sicilia e a Napoli di qualche mese prima.

Spero perdonerete la piccola digressione storica, ma questo aneddoto è estremamente interessante perché ci permette di addentrarci in un periodo storico in cui Napoli e il relativo Regno delle Due Sicilie occupavano ancora un ruolo centrale nello scacchiere mediterraneo, in contrasto con la marginalità odierna.

Il soggiorno della coppia reale russa, dunque, rafforzò l’amicizia tra i due regni e inaugurò un periodo di grandi e significativi scambi sia commerciali che culturali, di cui quei cavalli ne rappresentavano un mirabile ponte allegorico che avrebbe unito Napoli e San Pietroburgo per i secoli a venire e che resiste ancora oggi, dato che sul ponte Anickov, sul fiume Neva, è ancora possibile ammirare due statue equestri identiche a quelle napoletane.

C’è da dire che i rapporti tra i due Stati risalivano già al 1777, ma intorno alla metà del XIX secolo diventano più fitti, in corrispondenza con la secolare ambizione russa di uno sbocco sicuro nei mari caldi del Mediterrano. L’eco di quel soggiorno, infatti, non si esaurì semplicemente in quei cavalli, ma si propagò in molteplici direzioni, alcune del tutto inaspettate: per esempio, dopo aver visitato il Real Opificio di Pietrarsa –  che, ricordiamo, fu il primo stabilimento ferroviario in Italia a produrre locomotive e materiale rotabile –  il sovrano russo volle prendere proprio la fabbrica porticese quale modello per il suo complesso ferroviario di Kronštadt.

Oppure, basti pensare alle trasposizioni dei principali successi del San Carlo nei migliori teatri russi, e in generale all’influenza della cultura napoletana sul mondo letterario e artistico russo: le tele di Scedrin, Brjullov ed Orlov riuscivano a portare in Russia lo spirito e le atmosfera delle strade napoletane dell’epoca, affascinando il popolo russo: si dice che lo stesso Gogol amasse la confusione napoletana e il buon cibo, tanto che al suo ritorno in patria cucinasse per i propri ospiti gli spaghetti al dente, mentre Lenin venne in vacanza a Capri nel 1908.

A proposito del buon cibo: che dire dell’importazione a Napoli del baccalà del Baltico (che Natale sarebbe senza baccalà?) e del grano duro, grazie al quale fu possibile creare quel meraviglioso tripudio di sapori che è la pastiera, l’unica cosa capace di far sorridere Maria Teresa d’Austria, “la regina che non sorrideva mai”?

Addirittura, anche una delle più famose canzoni napoletane di sempre, ‘O sole mio, nacque in Russia, o meglio grazie ad un’alba sul Mar Nero, ad Odessa, che ispirò la struggente melodia di Eduardo Di Capua.

I legami tra Napoli e San Pietroburgo, del resto, non furono soltanto limitati alla sfera artistico-culturale e a specifiche produzioni, ma investirono anche una dimensione politica dalle conseguenze internazionali rilevanti per la sorte dei due Stati.

La guerra di Crimea che si sarebbe combattuta di lì a poco, infatti, e che vide contrapposte la Russia da un lato e una coalizione tra l’Impero ottomano, Francia, Regno Unito e Regno di Sardegna dall’altro, non vide la partecipazione del Regno delle Due Sicilie, in linea con gli antichissimi rapporti di collaborazione tra i due Regni.

 Anzi, Napoli esercitò una benevole neutralità a favore di San Pietroburgo, offrendole sia i propri porti nel Mediterraneo per l’assistenza alla flotta sia di continuare i flussi commerciali nonostante l’embargo imposto dalla coalizione. Purtroppo, se la Russia ne uscì sconfitta, vedendo ridursi il proprio peso in Europa con la cessione di importanti territori di rilevanza strategica, parimenti la condotta duosiciliana non venne digerita dalla corona inglese, contribuendo fortemente (insieme all’obiettivo di eliminare un pericoloso concorrente commerciale nel Mediterraneo) alla decisione inglese di partecipare attivamente alla caduta dei Borbone tramite l’invasione dei Mille di Garibaldi.

Riavvolgendo il nastro, quindi, è stupefacente come una piccola stazione possa racchiudere una tale eredità e diventare una finestra sul nostro passato: siamo circondati di Storia e storie da scoprire, basta solo avere la curiosità di indagare e cercare risposte.


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